Negli ultimi anni le densità di alcune popolazioni di specie selvatiche, in particolare quelle degli ungulati, sono andate progressivamente incrementando, mentre altre specie hanno subito delle contrazioni, anche in relazione ai mutamenti degli ecosistemi che hanno portato quasi ovunque ad una riduzione della biodiversità.

Questo ha fatto in modo che in molti areali, precedentemente occupati da animali allevati e permanentemente o saltuariamente allo stato brado, si creasse una sovrapposizione fra selvatici e domestici.

Inoltre, l’incremento delle popolazioni selvatiche, ma anche il cambiamento delle abitudini dell’uomo ha sempre di più portato quest’ultimo, a volte direttamente altre volte indirettamente,a un contatto involontario con gli animali selvatici.

Altre interferenze e rischi derivanti per esempio dalla globalizzazione delle merci e delle genti, dai cambiamenti climatici, dall’introduzione di specie alloctone ed invasive, impongono una attenta vigilanza sulle malattie veicolate e trasmesse ad animali allevati o all’uomo.

Altro caso emblematico, riguarda le patologie veicolate da uccelli migratori e le patologie trasmesse da vettori: le une rappresentano un problema noto ma che soprattutto negli ultimi decenni, si è manifestato con elevata frequenza e alta virulenza con gravi ripercussioni sanitarie ed economiche, le altre stanno assumendo un rilievo progressivamente maggiore per varietà di patogeni, frequenza dei casi e potenzialità zoonosica.

Da tutto questo la necessità di attualizzare le metodiche di sorveglianza, campionamento e identificazione delle diverse malattie, come anche di sviluppare strategie di prevenzione e controllo che abbraccino sia le popolazioni domestiche e selvatiche.

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